RITORNI – UN’EDIZIONE IN BILICO

RITORNI è TEMA che nasce 4 anni fa’ e nel 2017 non potevamo certo sapere che il tema del “ritorno” sarebbe stato tanto sentito oggi.

La pandemia ci ha fatto venire il desiderio di “tornare alla normalità”, ma i “RITORNI” di questa VII edizione di Teatri Peregrini parlano di altro. Un festival artistico non può concedersi l’illusione di tornare indietro come se nulla fosse accaduto. Teatri Peregrini vuole raccontare di come è stato facile far pagare all’arte e soprattutto al teatro, una crisi di cui, come artisti, non ne portiamo la responsabilità.

Certo anche noi vorremo poter dire che il “RITORNO” al nostro lavoro, con l’entrata in scena dei vaccini, è cosa sicura, ma così non è, e dunque bisogna avere il coraggio di dire la verità: questa edizione, con i tagli totali e netti delle Istituzioni alla Cultura, è UN’EDIZIONE IN BILICO.

La pandemia ha svelato i valori della “Politica” con la P maiuscola. Valgono solo “i grandi numeri” e “l’indotto”. Come mai non si vuole vedere l’importanza dell’arte per la persona e per la comunità, per l’autonomia e il benessere del singolo e di tutti e tutte?

L’arte ha perso il suo statuto di attività sacra e formativa, non solo è stata relegata ad una sola delle sue capacità, il divertimento (che è comunque un qualcosa di salutare e necessario), ma questo divertimento è giudicato buono e necessario solo a comando: a programmare i tempi e i modi dell’arte c’è una visione del mondo burocratizzata e che non ha voglia di mettersi in ascolto di niente e nessuno. E soprattutto che tronca il dialogo con chi l’arte la fa e diffonde.

Per noi invece, l’ascolto, la presa di parola, l’azione trasformativa sono le nostre guide: quel che facciamo è portare nelle piazze, nelle strade, nelle spiagge e dovunque, tutte le voci “fuori standard”; diamo spazio alla pluralità delle voci, voci creative e distruttive, impulsive e riflessive, vecchie e giovani; noi mettiamo in scena ogni colore.

Prima del Covid-19 volevamo con STRADE 2020 raccontare le origini nomadi dell’essere umano e la spinta a narrare, una spinta antichissima, che nasce nelle caverne, con le pitture ed incisioni rupestri, e l’anno dopo, con RITORNI avremmo raccontato il bisogno umano di osservare il proprio percorso, prendere coscienza del tragitto, e del suo essere non sempre lineare e facile.

Ma STRADE non è potuto essere racconto di viaggio, è stata invece un’edizione divisa tra parte virtuale con l’impegno di filmare il bisogno del viaggio, e parte reale con l’impegno in una giornata danzante e ritmica di soddisfare minimamente questo bisogno: “non posso viaggiare ma posso ancora ballare”.

Anche RITORNI ha cambiato natura. E’ adesso la riflessione di un percorso capovolto e paradossale, la manifestazione di un’ARTE APERTA, che vorrebbe vivere ma da millenni è legata al mecenatismo, che vorrebbe farsi autonoma, ma i suoi spazi sono stati riempiti dai social e dai media.

Dov’è il teatro oggi allora? Che prospettiva di vita ha? Può tornare? Può cambiare?

E soprattutto chi sente ancora il bisogno del teatro?